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Oliero, per il museo della carta "rivoluzione" degli spazi espositivi |
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Lunedì 03 Ottobre 2011 16:47 |
È stato approvato il progetto definitivo per l'allestimento del nuovo Museo della Carta. Per consentire di utilizzare al meglio gli spazi già esistenti e quelli di recente realizzazione nel complesso turistico delle Grotte di Oliero, è stato redatto un progetto per la riqualificazione dell'offerta culturale del sito, che ora sta per essere concretizzato. Sono previsti lo spostamento e la riqualificazione del Museo di Speleologia e Carsismo Alberto Parolini nei nuovi spazi ricavati al piano interrato della struttura e la realizzazione del nuovo Museo della Carta nella sede attualmente occupata dal Museo Speleologico, ambiente idoneo allo scopo, già sede di una cartiera del XVIII secolo, quando veniva prodotta la carta nell'opificio posto sulle sponde del fiume Oliero che fuoriesce dalle famose Grotte. Il progetto, di circa 240 mila euro, è finanziato dalla Fondazione CariVerona per un importo di 100 mila euro e per il rimanente della spesa è stato richiesto un contributo alla Regione Veneto, tramite il Gal Montagna Vicentina. Oltre alla descrizione del ciclo della carta, con ricostruzione di antichi macchinari, saranno istituite sezioni del museo rappresentative di tutte le attività produttive che in Valbrenta utilizzavano l'acqua quale forza motrice. In epoca veneziana, Valstagna, grazie al fiume Brenta e all'Oliero, era uno dei siti a più alta densità industriale, prima per le attività legate al legno e poi alla coltivazione del tabacco. Lo sviluppo dell'industria cartaria, seguito da quella editoriale, si diramò nel Trevigiano e nel Veronese, per approdare quindi nel Vicentino, sino a Valstagna. La prima cartiera sorse nel 1630, presso il ponte di Oliero, ad opera dei nobili veneziani Cappello e all'inizio del '700 se ne aggiunse un'altra, a Roncobello. La grande cartiera Tiepolo-Remondini, verso la fine del '700, favorì il decollo dell'attività tipografica e calcografica, oltre alla produzione di carte speciali e da gioco, portando l'intero comparto ad occupare un migliaio di persone. Le cartiere venete rimasero in auge fino al 1848, nonostante le turbolenze politiche e belliche del periodo e la Cappello passò ai Parolini di Bassano. Roberto Lazzarato, Domenica 2 Ottobre 2011, il Gazzettino
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