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Sentiero del Vù
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Scritto da Valerio Costa-ass. cultura, sport, turismo   

Albino Celi detto il “Vu”:

un recuperante tra storia e leggenda

Il suo nome era Albino, ma per il modo in cui scelse di vivere avrebbe potuto chiamarsi meglio Libero. Alla confusione del paese e alle chiacchiere della gente preferì sempre il silenzio delle montagne e la tranquillità dei boschi. Nella sua vita fu considerato dai più un personaggio, tant’è che per il suo modo di vivere in solitudine e in condizioni disagiate, e per il suo stile di vita semplice e schietto, ha dato ispirazione al film di Ermanno Olmi “Il recuperante” e figura ne "Le stagioni di Giacomo" di Mario Rigoni Stern.

El_Vu

Albino Antonio Celi nacque a Valstagna nel 1884. Appena ne ebbe la possibilità se ne andò dal paese e si trasferì in Austria, dove visse arrangiandosi a fare i lavori più disparati. Nel 1915, a seguito dello scoppio della Guerra, il governo austriaco gli impedì di rientrare in patria: trascorse altri tre anni lontano dall’Italia e dai campi di battaglia che insanguinavano le montagne dove aveva trascorso la giovinezza, in val Frenzela e sul Col d’Astiago. Subito dopo la guerra avrebbe iniziato a lavorare ad Asiago, alla ricostruzione della città devastata. Un’attività che non gli piaceva e che abbandonò presto per fare il recuperante.

In anni di ricerca divenne un vero e proprio esperto nel disinnescare ordigni, che acquistava inesplosi dagli altri recuperanti. Il suo recupero era di qualità più che di quantità: polvere asciutta per i cacciatori ai quali chiedeva in cambio scarpe o vestiti smessi; il rame lo vendeva per comprare il cibo strettamente necessario. Fin dal principio si stabilì nella zona dell’Ortigara, dove rimase per buona parte del suo tempo, dormendo nelle gallerie con la sola compagnia del suo cane. Di tanto in tanto scendeva fino ad Asiago per le provviste e per contattare qualche acquirente all’osteria; in quelle occasioni dava del “Vu” a tutti, sia per una forma di rispetto, ma anche per mantenere un certo distacco dalle persone, tanto che alla lunga questa sua insistita forma di cortesia gli valse il soprannome di “Vu”.

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Pur essendo uno dei personaggi più noti in tutto l’Altopiano, erano in pochi a sapere il suo nome. Trascorse solitario tra i monti gran parte della sua vita, fino alla vecchiaia, quando si rese conto che non poteva più vivere in montagna e si costruì una baracca sotto il ponte di Roana.

Morì ad Asiago nel 1963, lasciando il ricordo di un uomo povero ma libero di vivere nella sua montagna.

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D’intesa con l’Amministrazione comunale di Valstagna si è deciso di titolare a “El Vu” il percorso escursionistico tra Valstagna e il Col d’Astiago (segnavia CAI 775), per ricordare non solo la sua origine valstagnese, ma lo stretto legame da sempre esistito tra il Canale e l’Altopiano, l’eredità pericolosa della guerra e la preziosa opera di liberazione dagli ordigni operata dai recuperanti. La sua figura incarna, infine, l’attaccamento e la conoscenza capillare dei luoghi, la lealtà nei confronti degli uomini, il rispetto per la tranquillità e la solitudine che la montagna anche oggi dovrebbe ispirare a chi la frequenta.